Una recente cronaca locale [Basilicata, il primo “Question Time” in regione, su ilQuotidiano.it] offre lo spunto per una riflessione sul rapporto che, oggi, si viene ad instaurare tra Giunta e Consiglio, alla luce dell’evoluzione istituzionale dell’ultimo decennio.
Ormai conclusa la fase transitoria della riforma del Titolo V e la stagione di riforma ed attuazione degli Statuti, le Regioni sono ormai proiettate nella revisione delle Istituzioni in modo conforme alle nuove previsioni statutarie e costituzionali. Giunta e Consiglio dimostrano infatti di aver preso ormai piena contezza del proprio ruolo e dei limiti che – fisiologicamente – incontrano nel rapportarsi l’una con l’altro, cercando di costruire un sistema di checks and balances accuratamente calibrato.
Di conseguenza, se alla Giunta viene pacificamente riconosciuto un ruolo “dominante” nel procedimento normativo e nella definizione delle politiche regionali da perseguire, come anche dimostra l’unanime scelta per un sistema elettorale che preveda l’elezione diretta del Presidente della Giunta, per converso il Consiglio non esita a recuperare e sviluppare la funzione di decisione e controllo attraverso l’introduzione di specifici istituti che limitano l’azione degli esecutivi regionali (“Statuto dell’opposizione”, meccanismi fiduciari “espliciti”…) o rafforzano la funzione di indirizzo e controllo del Consiglio.
Tra questi meccanismi si inserisce, appunto, l’istituto dell’interrogazione a risposta immediata (c.d. “question time”), quale meccanismo di confronto diretto e qualificato tra interrogante ed interrogato finalizzato a rafforzare il controllo dell’Assemblea elettiva su un esecutivo estremamente forte. In occasione del question time, infatti, il Presidente della Giunta e gli assessori rispondono alle domande presentate dai consiglieri su argomenti ritenuti urgenti e di attualità politica, purché di particolare interesse regionale.
I regolamenti consiliari modificati (interamente o solo parzialmente) prevedono quindi l’indizione di una seduta appositamente dedicata alla presentazione delle interrogazioni a risposta immediata (Abruzzo, Basilicata, Campania, Puglia e Umbria) ovvero dedicando una parte della seduta consiliare allo svolgimento delle stesse, sfruttando così gli strumenti di programmazione per la selezione ed organizzazione delle richieste relative entro gli stringenti termini fissati per la presentazione, la risposta e la replica (tali attività devono concludersi entro il termine di 5 – 8 minuti al massimo).
Le interrogazioni possono venire presentate esclusivamente dal capogruppo (Abruzzo, Basilicata, Campania e Friuli Venezia Giulia) ovvero dai consiglieri singolarmente o in forma associata (Calabria, almeno due; Lombardia, almeno cinque) e, allorquando risultino prive dei requisiti di urgenza o (particolare) attualità politica, le richieste verranno riqualificate come interrogazioni a risposta scritta.
Una riflessione a parte merita la circostanza secondo cui il question time possa venire trasmesso in diretta televisiva e radiofonica, anche attraverso i canali telematici dei Consigli (Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna e Umbria). Ed invero, tale attività rientra nel percorso di ampliamento della trasparenza e della pubblicità che le Regioni stanno percorrendo negli ultimi anni, consentendo ai cittadini interessati non solo di accedere agli ordini del giorno della seduta, nonché agli atti che verranno discussi, ma anche di seguire in streaming le sedute consiliari. La previsione di una specifica disposizione circa la pubblicità del question time potrebbe pertanto risultare ridondante.
Tuttavia è opportuno rilevare che tale previsione è stata inserita solo in occasione delle più recenti modifiche ai regolamenti, recependo le innovazioni della tecnica e le esperienze (extra)nazionali in merito. L’accesso (fisico e virtuale) del pubblico durante le sedute consiliari, infatti, comporta o l’eccessiva proliferazione delle interrogazioni, al fine di far ottenere maggiore visibilità al proprio gruppo, oppure un eccessivo self restraint del consigliere che limita la gestualità ed il linguaggio durante i propri interventi, onde non trasmettere una cattiva immagine personale, mostrandosi altresì attento al complesso delle attività consiliari.
Sotto altro profilo, la possibilità che il question time venga trasmesso all’esterno del Consiglio potrebbe interpretarsi quale garanzia “rinforzata” di pubblicità, a sostegno della funzione di indirizzo e controllo, indipendente dalle ordinarie forme di diffusione delle “altre” attività consiliari, con conseguente onere specifico di motivazione a carico del Presidente che intenda “segretare” o comunque limitare la fruibilità all’esterno di tali sedute, verso la maturazione di un sistema di democrazia partecipativa e partecipata aperto al costante confronto sui temi di maggiore attualità ed interesse.
Peter Lewis Geti
(Università di Pisa)
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