Per ora, la cd. riforma fiscale varata dal Consiglio dei ministri consiste in uno smilzo documentino di dieci pagine, che si può consultare sul sito del Governo: più che un disegno di legge delega, un appunto discorsivo, preliminare a un DDL. È chiaramente troppo presto per qualsiasi considerazione analitica. Qui si vuole segnalare una prima impressione di lettura: c’è molto lavoro da fare sul coordinamento tra la futuribile riforma e i lavori in corso sul fronte del cd. federalismo fiscale.
Ad esempio, si parla (art. 4) di unificare in una singola obbligazione fiscale, tra l’altro, le imposte catastali e ipotecarie. Come si raccorda questo intendimento con l’art. 10, comma 3, del d.lgs. n. 23 del 2011, che già prevede nuove aliquote di imposizione per i trasferimenti immobiliari ed esclude, per gli atti così tassati, le imposte di bollo, ipotecarie, catastali etc.?
Il punto più consistente riguarda, ovviamente, l’IRAP. L’art. 6 recita: “Il Governo è delegato ad emanare uno o più decreti legislativi per la graduale eliminazione dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), con prioritaria esclusione dalla base imponibile del costo del lavoro” (l’articolo è tutto qui). Ma nel sistema di cui al d.lgs. n. 68 del 2011, l’IRAP era, insieme all’addizionale IRPEF, non solo un’importante fonte di gettito per le regioni, ma anche uno degli istituti nell’ambito dei quali elaborare autonome scelte di politica impositiva. Cosa la sostituirà? Risponde l’art. 8, comma 3: “Fino al completamento del processo di riforma costituzionale restano garantiti in termini quantitativi e qualitativi gli attuali meccanismi di finanza locale. In particolare, la progressiva riduzione dell’IRAP sarà compensata, d’intesa con le regioni, da trasferimenti o da compartecipazioni. Restano salve eventuali anticipazioni del federalismo fiscale”. Di quali trasferimenti si parla? Di quali compartecipazioni? E soprattutto di quale “riforma costituzionale”? E poi cosa sono le “anticipazioni del federalismo fiscale”? Non eravamo ormai nel mezzo del processo di attuazione, più che di anticipazione, del federalismo fiscale?
L’ultimo capitolo della cd. riforma fiscale riguarda l’assistenza. Sotto l’egida della clausola dei livelli essenziali, si vorrebbe separare la previdenza dell’assistenza e riformare quest’ultima sotto molti profili. Alcuni dei profili da riformare possono rientrare con meno difficoltà nel concetto dei livelli essenziali: ad es., le condizioni di accesso (revisione dell’ISEE). Su altri versanti, il coordinamento con le competenze legislative regionali non è scontato: così, ad es., a proposito dell’intendimento di “finanziare prioritariamente le iniziative e gli interventi sociali attuati sussidiariamente via volontariato, non profit, Onlus” etc., se più efficaci ed economici; o a quello di affidare il sistema della cd. “carta acquisti” a “organizzazioni non profittevoli”.
In realtà, di scontato non c’è proprio nulla: né il quid, né il quando, né tantomeno – verrebbe da dire – l’an di questa riforma, lungamente promessa. A maggior ragione, si ribadisce l’impressione: tutto è ancora incerto, anche sul versante dei rapporti tra centro e autonomie territoriali.
Michele Massa
(Università Cattolica di Milano)
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