1. All’indomani dell’attuazione delle regioni ordinarie nel 1970, fu pubblicata dalla Giuffrè tra il 1972 ed il 1975 una Collana intitolata Gli statuti regionali: una serie di volumi, ciascuno contenente un commentario, articolo per articolo, allo statuto di una regione ordinaria curato da Autori quali Giuliano Amato per il Lazio, Enzo Cheli, Ugo De Siervo e Paolo Caretti per la Toscana o Fausto Cuocolo per la Liguria. A fronte dell’entrata in vigore di atti normativi così innovativi (quali gli statuti ordinari) in ordinamenti regionali ancora tutti da edificare, fu quasi inevitabile che l’indagine scientifica delle singole realtà regionali fosse condotta attraverso un esame analitico delle singole disposizioni statutarie, ricorrendosi a tal fine in particolare all’ausilio dei lavori preparatori. La scelta quasi obbligata che fu compiuta allora emerge in modo particolarmente evidente riprendendo in mano il Commentario allo statuto della regione Liguria del 1973 di Fausto Cuocolo, nel passo in cui l’Autore a fronte del nuovo statuto regionale sottolineava come si ponesse «all’interprete un campo di indagine e di precisazione abbastanza ampio, anche per talune anfibologie che, come si vedrà, dovranno essere superate nella concreta attuazione degli istituti disciplinati statutariamente» (cfr. p. 106 s.).
A seguito della riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione e della graduale approvazione degli statuti di “seconda generazione”, l’approccio tradizionale costituito dall’esame articolo per articolo delle singole disposizioni di un nuovo statuto ha caratterizzato anche il Commentario allo Statuto della Regione Toscana, curato da Paolo Caretti, Massimo Carli ed Emanuele Rossi nel 2005; mentre un taglio più manualistico emerge dal Commento allo Statuto della Regione Piemonte, curato da Franco Pizzetti ed Annamaria Poggi nel 2006 (nel quale sono raggruppati ed esaminati capitolo per capitolo istituti omogenei riconducibili a gruppi di articoli del nuovo statuto) ed ancor di più, come si deduce finanche dal titolo, da Il diritto costituzionale della Sardegna, curato da Pietro Pinna nel 2003 e ripubblicato in una seconda edizione nel 2007.
2. A dieci anni di distanza dalle riforme costituzionali del 1999 e del 2001 che hanno mutato profondamente il regionalismo italiano (che resta comunque ancora, come scrive Ruggeri nel 2008, un cantiere «a cielo scoperto»), la collana Diritto costituzionale regionale, diretta da Pasquale Costanzo ed Antonio Ruggeri, edita dalla Giappichelli ed inaugurata con l’uscita del primo Volume sulla Regione Liguria nel 2011, si propone oggi, come si legge nella quarta di copertina, di ospitare studi dedicati agli ordinamenti delle singole regioni italiane. Un termine che evoca tutta la complessità (verrebbe da dire, la tridimensionalità) della nozione romaniana di ordinamento giuridico.
Oggetto diretto degli studi della Collana sono i vari istituti che caratterizzano ciascuna realtà regionale: istituti la cui differente fisionomia sta ormai emergendo regione per regione dal complessivo operare delle norme regionali, non solo statutarie, ma anche legislative, regolamentari o di semplice prassi, sia pure nel più ampio contesto rappresentato dalle norme costituzionali (come risultanti dalle interpretazioni, spesso in senso non estensivo per l’autonomia regionale,compiute dalla Corte costituzionale) e dalla legislazione statale. Una realtà, quella regionale, viva e dinamica nella quale in ogni modo, come scrive D’Atena nel suo manuale di Diritto regionale nel 2010, lo spazio per la creatività dell’interprete è oggi lungi dall’essere esaurito. Il mutamento di prospettiva, specie rispetto ai Commentari degli Anni Settanta, è dunque notevole: lo studio degli istituti e l’interpretazione delle disposizioni che li disciplinano vengono ora condotti all’interno di ordinamenti regionali ormai “viventi”, i quali hanno assunto dinamiche proprie in ciascuna regione, essendosi ormai giunti alla terza legislatura consiliare dall’introduzione delle modifiche della forma di governo regionale ed avendo ormai gli statuti regionali di “seconda generazione” trovato ingresso e graduale attuazione quasi ovunque nelle regioni ordinarie. Senza in ciò dimenticare, ovviamente, la quarantennale esperienza che ciascuna di esse ha ormai alle spalle (esperienza ancor più lunga nel caso delle regioni speciali).
In tale ottica sembra potersi spiegare d’altronde lo stesso nomen della Collana. Da un lato, la denominazione rimanda ad una configurazione del Diritto regionale come genus del Diritto costituzionale (Paladin docet), da intendersi ovviamente quest’ultimo come studio della Costituzione nell’accezione propria del costituzionalismo. D’altro lato, il nome della Collana evoca però anche la sussistenza di un vero e proprio Diritto costituzionale di ciascuna regione, verosimilmente da intendersi come studio di quelle caratteristiche essenziali di una regione che la differenziano dalle altre (costituzione in senso “descrittivo”).
3. Il primo volume della Collana, pubblicato a fine 2011, è dedicato ai Lineamenti di diritto costituzionale della Regione Liguria, a cura di Pasquale Costanzo. L’impronta del Volume è chiaramente manualistica: ciascun istituto è inquadrato in una sintetica cornice ricostruttiva che dà conto della disciplina costituzionale, del dibattito dottrinale e delle soluzioni giurisprudenziali eventualmente adottate sui profili più controversi, approccio che consente allo studente di cogliere poi i margini di manovra spettanti alle regioni attraverso lo studio più approfondito delle scelte concretamente adottate nella specifica realtà della Regione Liguria. In ragione dell’attenzione riservata ai peculiari sviluppi attuativi ed alle prassi applicative in Liguria, esaminati in un contesto teorico che consenta di valutare la loro riconducibilità o meno a sistema, il Volume appare d’altro canto particolarmente utile anche per l’operatore del diritto che quotidianamente sul territorio si trova a confrontarsi, dall’interno o dall’esterno, con l’attività degli organi regionali.
Conformemente all’obiettivo di condurre quindi uno studio dell’ordinamento della Regione Liguria, il Volume si apre, dopo un’Introduzione storico-istituzionale, con l’esame della “forma” di regione e dei principi fondamentali dell’ordinamento ligure nonché della tutela assicurata ai diritti. Si tratta ovviamente di ambiti dove i vincoli costituzionali all’autonomia regionale, specie nell’interpretazione datane dalla Corte, si fanno sentire in modo particolarmente pregnante (basti pensare alla giurisprudenza costituzionale sui contenuti programmatici degli Statuti). Nel Volume viene comunque compiuta una rassegna delle leggi della Regione Liguria che, dando seguito a principi ed obiettivi statutari altrimenti dotati di scarso o addirittura nullo valore giuridico, assicurano l’effettiva tutela di un cospicuo numero di diritti.
Il Volume prosegue con un’ampia parte dedicata alla forma di governo regionale della Liguria, qualificata come forma di governo “elettorale”, in ragione del suo tratto essenziale (costituito dalla durata parallela dell’Esecutivo e del Legislativo) e della centralità del corpo elettorale ai fini della determinazione dell’indirizzo politico. Anche in questo ambito le scelte statutarie della Liguria sono state fortemente condizionate, dati i ben noti vincoli costituzionali discendenti sugli assetti della forma di governo regionale nel caso in cui sia accolto il modello dell’elezione diretta del Presidente della Regione (cfr. sent. Corte cost. n. 304/02, n. 2/04 e n. 12/06), anche se le potenzialità espansive della fisionomia della forma di governo regionale non paiono ancora del tutto esplorate nel caso della Liguria, data la persistente mancata approvazione di una propria legge elettorale regionale. Ad ogni modo, come si dà conto nel Volume, non mancano nella forma di governo ligure “correttivi” propri (sebbene comuni ad alcune Regioni), quali gli istituti della presentazione al Consiglio del programma di governo da parte del Presidente della Giunta, della mozione di censura verso il singolo assessore (ovviamente entrambi non produttivi di effetti giuridici) nonché della questione di fiducia (il cui ricorso è tuttavia limitato ad alcune materie).
L’indagine, come si è sopra rilevato, estesa all’intero ordinamento della Regione Liguria caratterizza anche le parti restanti del Volume, nelle quali si esaminano l’amministrazione regionale e gli organi ausiliari; gli enti infraregionali ed il CAL; il sistema delle fonti del diritto; i raccordi con lo Stato e le altre regioni; il ruolo dello Stato nella Regione; le attività regionali di rilievo internazionale; il contenzioso costituzionale che ha visto la Regione Liguria come protagonista.
4. A fronte del primo Volume ed in vista delle prossime uscite, l’auspicio è che il completamento della Collana possa offrire una serie di “istantanee” dei singoli ordinamenti regionali tali, da un lato, da assicurare una circolazione ed una reciproca influenza dei vari modelli (non certo in funzione di un’omogeneizzazione tra regioni: se mai in vista di un virtuoso perseguimento da parte di queste ultime delle best practices invalse); dall’altro, una conoscenza dello stato dell’arte del regionalismo italiano finalmente nelle sue plurime sfaccettature che consenta di superare, se risulterà ovviamente positivo il giudizio risultante dall’osservazione del dato empirico, quegli orientamenti della giurisprudenza costituzionale meno aperti al pieno dispiegarsi delle potenzialità dell’autonomia regionale.



