1. Introduzione
Il ruolo svolto dalle autonomie territoriali nella vicenda dell’integrazione europea ha assunto, nel corso degli ultimi decenni, un peso sempre maggiore, rappresentando un profilo fondamentale del processo di adeguamento al diritto dell’Unione da parte degli ordinamenti nazionali provvisti al proprio interno di un’articolazione territoriale del potere. Tuttavia, l’attenzione della politica e delle istituzioni è stata, nella fase di avvio dell’esperienza comunitaria, pressoché assente nei confronti della dimensione sub-statale di governo. Nel quadro, infatti, di un contesto iniziale nel quale gli Stati membri dotati di una organizzazione interna federale o regionale risultarono essere per lungo tempo una scarsa minoranza, il processo d’integrazione ha individuato nelle autonomie territoriali le prime vittime della partecipazione degli Stati alla costruzione di un’Europa unita. Nel corso della prima stagione d’integrazione europea, le autonomie regionali e locali hanno rappresentato, ove previste, gli enti che con maggiore intensità hanno subito una progressiva erosione del loro ruolo istituzionale e politico, e ciò non soltanto a causa dell’attribuzione di nuove competenze a livello europeo, ma anche perché gli affari europei sono stati per lungo tempo ricondotti nell’alveo della politica estera di cui gli Stati detengono la responsabilità.
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