
Il 21 giugno prossimo a Torino si terrà il IV Convegno annuale della Rivista, dedicato al tema del regionalismo differenziato che, al momento, pare l’unico intervento sul tema del regionalismo che il Governo ha intenzione di condurre in porto nell’arco della XVIII Legislatura. È noto, infatti, non solo che il c.d. contratto di Governo esplicitamente lo preveda all’art 19, ma altresì che esso costituisca una delle promesse ricorrenti, quantomeno degli esponenti governativi della Lega.
Sul fronte regionale la situazione è assai variegata: potremmo davvero dire a “geometria variabile” secondo gli auspici dei firmatari il Contratto di Governo, nel senso che (sempre che la documentazione di cui disponiamo sia veritiera) non c’è una richiesta uguale all’altra. Veneto e Lombardia parrebbero essere accomunate (anche) dalla richiesta, oltreché di tutte le materie richiedibili, dalla rivendicazione dei “residui fiscali”, l’Emilia-Romagna, che parrebbe avanzare richieste meno esorbitanti quantitativamente, in realtà, come ben evidenziato in dottrina, sul fronte della sanità avanza richieste ben più rilevanti. Sulle altre, richieste, per ora, regnano non poche nebbie: a parte le delibere di alcune di esse, non è chiaro, se sono stati avviati o meno i tavoli di lavoro con il Governo.
Come evidenziato da un recente rapporto del Servizio Studi del Senato della Repubblica, sette regioni ordinarie hanno formalmente conferito al Presidente l’incarico di chiedere al Governo l’avvio delle trattative per ottenere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia (Campania, Liguria, Lazio, Marche, Piemonte, Toscana e Umbria); tre regioni hanno assunto iniziative preliminari (consistenti nell’approvazione di atti di indirizzo), ma senza tuttavia giungere ad una formale approvazione di un mandato (Basilicata, Calabria, Puglia), mentre soltanto due Regioni, Abruzzo e Molise, non risultano ad oggi aver intrapreso iniziative formali per l’avvio della procedura ex art. 116, terzo comma, della Costituzione.
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