
1. Il progetto di differenziazione regionale del Piemonte nel quadro dell’attuale “corsa” verso il regionalismo differenziato
Come molte altre Regioni, tra la fine della passata Legislatura e l’inizio dell’attuale il Piemonte ha presentato una proposta volta ad ottenere delle «forme e condizioni particolari di autonomia», ai sensi dell’art. 116, comma terzo, Cost.
Più precisamente, il 10 gennaio 2018 la Giunta regionale (allora espressione della maggioranza di centrosinistra) ha approvato un documento contenente i «primi indirizzi … per l’avvio del confronto con il Governo finalizzato – appunto – all’acquisizione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia» (D.G.R. n. 1 – 6323). Su questa base la Regione ha intrapreso dei colloqui con il Governo Gentiloni, senza però arrivare, prima della fine della Legislatura, a concludere un accordo «preliminare» – alla stipula dell’«intesa» prevista dalla norma costituzionale citata –, come invece hanno fatto le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. La proposta di differenziazione piemontese è stata poi presentata al nuovo Esecutivo, insediatosi dopo le elezioni del 4 marzo 2018 (primo Governo Conte), in forma questa volta di Delibera del Consiglio regionale, con allegato un corposo «Documento di indirizzo» (D.C.R. 6 novembre 2018, n. 319 – 38783). Tale documento – dopo un’ampia premessa dedicata alla descrizione della «situazione regionale di contesto» che, ad avviso della Regione stessa, giustifica le richieste di maggiore autonomia –, enuncia i criteri in base a cui la Regione ha individuato le materie nelle quali avanzare tali richieste e, per ciascuna materia, le specifiche richieste avanzate.
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