
Il regime giuridico emergenziale instaurato nelle ultime settimane per reagire alla diffusione della pandemia di Covid-19 offre l’occasione per riflettere anche sui movimenti tellurici che stanno interessando il rapporto Stato-Regioni. Ad oggi, è difficile dire che cosa resterà della stratificazione normativa di questi giorni e se avrà conseguenze rilevanti per l’evoluzione di un regionalismo già claudicante. Il timore è che il processo di differenziazione possa subire un’ennesima battuta di arresto. In questa sede, mi limiterò a svolgere alcune brevi considerazioni per sottolineare quanto ai più potrà apparire forse del tutto controintuitivo, ad altri, invece, finanche banale: uno spazio adeguato di decentramento decisionale, cui corrisponde l’esercizio di un potere di ordinanza regionale e locale, non è soltanto legittimo, ma è persino necessario anche in momenti di emergenza epidemica nazionale. Questo, tuttavia, non significa che l’autogoverno, per ciò solo, produca decisioni rispettose delle libertà individuali.
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