
Al termine di un intenso lavoro costituente, straordinariamente condizionato da eventi internazionali e interni (la Seconda guerra mondiale; la conclusione del fascismo), si cercò di definire per le Regioni un equilibrio che Livio Paladin, molto opportunamente, definisce «ambiguo e lacunoso».
Questo equilibrio «ambiguo e lacunoso» è infatti testimoniato dalla presenza dell’art. 5 della Costituzione (che definisce la Repubblica «una e indivisibile») e dall’intero originario Titolo V, che esprime ancora una sorta di compresenza tra un modello che potremmo definire francese, basato sullo Stato centrale che si articola anche in Province e Prefetti, e un ipotetico modello “regionalistico”, che oscilla continuamente tra lo Stato da un lato e i Comuni dall’altro.
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