1. La proposta metodologica per il diritto pubblico della montagna
Con la metafora concettuale del “passo da montagna”, il presente contributo intende descrivere la metodologia proposta dal Volume in commento, che sembra svilupparsi su due piani. Dall’alto, essa impone lo studio e il rispetto delle leggi della natura e, quindi, l’ancoraggio alle scienze “altre” da parte del diritto per la montagna; dal basso, richiede l’ascolto dei bisogni della cittadinanza, la mappatura e la gestione partecipata delle risorse dei territori d’altura per ridisegnare scelte istituzionali, legislative e amministrative, nell’orizzonte costituzionale dell’eguaglianza interterritoriale. L’Autore porta il peso di un realismo giuridico orientato al bene comune, capace di convocare profili di diversi settori disciplinari, riconoscere e promuovere buone politiche e prassi amministrative, alimentare un ottimismo sociale ed economico fondato su ricerche scientifiche documentate e argomentate. Il messaggio principale è netto e preciso: prima del ripopolamento demografico, occorre un ripopolamento ideologico, per ricondurre l’azione pubblica a una trama di fini e di mezzi che la montagna impone di ripercorrere con andatura svelta, costante, sfruttando l’eco tra i territori.
Il “passo da montagna” è, anzitutto, un metodo dello sguardo. Invita a passare da una lettura quantitativa di spazio e tempo – dove il binomio centro/periferia produce subalternità – a una lettura qualitativa dei territori, delle risorse umane, naturali e culturali. Diviene, poi, un metodo dell’ascolto, in quanto volto a formarsi sulle scienze naturali e altresì sociali per costruire il diritto “ad alta quota”, che pertanto elegge a parametri interposti le leggi scoperte dai saperi tecnici. Infine, si propone quale metodo dell’azione politica e amministrativa, per promuovere interventi di architettura istituzionale coerenti con i territori e in attuazione di un favor montis che non si assottiglia in apparati assistenzialistici o in ingegnerie d’efficientismo, bensì si sviluppa nel punto di vista ordinante che la montagna, per natura e per Costituzione, reclama.
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